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“E L’OTTAVO GIORNO DIO CREÓ LE BOLLICINE”

Molte volte le scoperte più rivoluzionarie e strepitose nascono dal caso o dall’errore. E, così, si può indubbiamente dire che sia stato anche per lo Champagne. In origine, difatti, durante l’epoca romana, il vino prodotto in questa regione non aveva bollicine. Fu solo alla fine del XVII secolo che, grazie ad un processo totalmente casuale ed attribuito al monaco benedettino Dom Pérignon, lo Champagne acquisì il suo paradisiaco perlage, divenendo quel vino che tutti noi oggi conosciamo. Le leggende che ammantano la nascita di questo prodotto sono molteplici e hanno da sempre aumentato l’aurea magica che nasce ogni volta che troviamo un prezioso calice di questo sogno liquido.

Divenuto in brevissimo tempo il “vino dei Re”, è divenuto altrettanto rapidamente il vino dei record (si pensi che in barba alla crisi nel 2011 le vendite sono cresciute del 7%), superando tutte le frontiere della fama e trasformandosi in un must sulle tavole più importanti e prestigiose in ogni angolo del mondo.

Facendo qualche passo indietro, come per tutti i prodotti esclusivi, le regole che lo circondano sono ferree e trovano le loro origini già a partire dal 1887 quando un decreto della Corte di Appello di Angers riconobbe la proprietà della parola Champagne esclusivamente ai vini nati nell’omonima regione francese.

Si può dire che, oltre ai bicchieri sfavillanti, aldilà dei perlage fini e briosi, prima delle feste sfrenate e delle serate romantiche, il mondo dello Champagne viva grazie al rispetto della sua storia e all’attenzione pressoché maniacale che i produttori pongono, giorno dopo giorno, nella cura del prodotto.

Tutto inizia da fattori fisici e climatici unici al mondo, a cominciare dalle bipolarità di un clima oceanico e continentale, da una temperatura media annuale di 10°, da una coltivazione in collina e da un sottosuolo ricco di calcare.

Inoltre, di generazione in generazione, custodi di una tradizione secolare, i maître Champenois hanno perfezionato le tecniche di coltivazione, di vendemmia e di affinamento, regalando agli appassionati di questo prodotto esperienze sempre più indimenticabili.

Tutt’oggi difatti (e pensandoci bene è qualcosa di sorprendente) lo Champagne conserva un segreto inestimabile: la vendemmia, dal primo all’ultimo acino, viene effettuata manualmente (il disciplinare vieta l'uso delle macchine) in quanto è essenziale che l'uva arrivi al corretto grado di maturazione e perfettamente integra alla pigiatura. L’elaborazione dei vini di Champagne deve essere fatta interamente in champagne, dalla coltura dei ceppi di vigna fino all’imbottigliamento e all’habillage.

Ogni Champagne ha un carattere, un’anima ed una vita propria. Ogni Champagne è un sogno da bere con passione, percependone la briosa gioia che è in grado di far esplodere. Ma, soprattutto, ogni Champagne è un amico fidato o un amante passionale che, una volta trovato, non si potrà fare a meno di voler incontrare tutti i giorni.

Tra le tante classificazioni si possono trovare gli Champagne di corpo: dorati, con aromi speziati, di burro fresco e di grano maturo. In questi vini predominano il Pinot Noir e il Pinot Meunier: sono vinosi, potenti e strutturati, spesso giovani, a volte millesimati. Gli champagne di spirito, dalle bolle fini e vive, dalle note vegetali e agrumate, sono chiari e leggeri, a dominanza Chardonnay, a volte blanc de blancs e brut. Gli champagne di cuore, tra l’oro e il rosa rosso, dagli aromi di miele, di brioche e di cannella, sono pastosi e rotondi. A dominanza di pinot sono spesso invecchiati. Gli champagne d’anima sono rari millesimati, cuvée speciali o di prestigio. A volte mono-vitigno, ma sempre vini pieni, simboleggiano la raffinatezza e la perfezione.

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